Be aware of sex trafficking, la performance di Assisi

Venticinque novembre 2018 giornata internazionale contro la violenza sulle donne . Errore solamente il dover istituire un giorno così, non dovrebbe esserci violenza, alcuna. Due ragazzi fermi, in nero vestiti, seduti con le mani sulle gambe in due quadrate poltrone in pelle bianca. Fissi uno sullo guardo dell’altra. Sono il focus principale della mostra fotografica delle artiste Anna Katarzyna Bomba e Lina Franquillo, inaugurata ieri ad Assisi città della pace.

Foto di uomini e donne in bianco e nero con cartelli in mano che chiedono diritti; sotto la foto, come ad uscire dal freddo muro dell’indifferenza, delle scarpe nere. Ancora altre foto di donne in immagini forti con vetri rotti e calze strappate in soffitte da incubo, stavolta sotto alle immagini, ad uscire dal muro ci sono libri con trame di violenza domestica rilegati da spaghi sottili, come a sottolineare l’impossibilità di queste poverette a ribellarsi. I ragazzi sono ancora immobili, un maschio e una femmina nella loro più pura sterilità del termine si guardano. Improvvisamente si alzano rompendo quel tableau vivant e accompagnano silenziosamente la folla di spettatori nella suggestiva sala delle logge, poco distante dalla mostra. Sta per iniziare la performance di arte partecipativa voluta dal movimento BE AWARE NOW che promuove la campagna internazionale di sensibilizzazione contro la tratta di esseri umani ai fini di sfruttamento sessuale. Il titolo della performance è “Be aware of sex trafficking”. Attraverso l’arte partecipativa l’artista tedesca Janine Von Thüngen ha creato sculture che rappresentano bambine senza braccia, perché indifese, in rete elettro saldata, riempite di capelli sintetici. Queste statue silenziose sono disposte nello spazio della sala in maniera casuale ed una schiera di sette danzatori professionisti dell’associazione culturale “Scarpette rosa” di Assisi, diretta da Carla Dominici sono disposti a semicerchio, di spalle al pubblico, vestiti di nero con le braccia legate dietro la schiena da dei foulard di seta rossa. Degli strilloni fanno irruzione nella sala leggendo a squarciagola delle tristi testate di giornale : “LA TRATTA DI ESSERI UMANI E’ LA SECONDA PIÙ GRANDE FONTE DI PROFITTO ILLECITO DOPO IL TRAFFICO DI ARMI – “UN BUSINESS CHE GENERA 150 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO” – “20,9 MILA PERSONE SONO VITTIME DELLE PIÙ TURPI FORME DI SFRUTTAMENTO AI FINI DELLO SFRUTTAMENTO SESSUALE ” – “5,5 MILIONI SONO MINORI” tristi dati di UNICEF e ILO.

Le urla sono ora interrotte dalla danza, su musica terrena e ritmata vengono rappresentati il momento del viaggio di queste vittime, del reclutamento, della violenza, dove i danzatori, pur mantenendo la purezza del gesto lirico in un ensamble di danza contemporanea, hanno riprodotto la freddezza e lo sdegno di quei gesti senza umanità, i danzatori si sono mossi tra pezzi di insieme, passi a due e flor work rendendo a pieno la crudeltà dei carnefici e il terrore silente delle vittime ma infine, una speranza. L’anima di questi, che è trasposizione in realtà sia di vittime che carnefice se ne va, una ragazza vestita di color carne esce dalla scena portando con sé le bruttezze e le sofferenze, illuminando tutti di una luce di speranza. Qualcuno può salvarsi da questi abusi, qualcuno ci riesce davvero e a noi, poveri ignari , non resta che esserne consapevoli. I danzatori nel finale accompagnano con movimenti liberi il pubblico innanzi le statue bambine prive di braccia, gli stessi danzando regalano braccia a queste infanti, le ascoltano le abbracciano, ora è al pubblico vagante la conclusione della performance. I capelli nelle statue di rete vengono a poco a poco sottratti dai partecipanti, una ciocca alla volta, questa viene legata con un nastrino e conservata. Nel gesto si diventa consapevoli. Nella conservazione della ciocca si crea una memoria; il progressivo svuotamento della statua metallica racconta la partecipazione individuale della soluzione del problema collettivo. Il gesto diventa una metafora e una memoria per non dimenticare quelle bambine, ma anche bambini e donne che vengono intrappolate da questi reti, più che metalliche, di malviventi. Gli applausi rompono quel puro momento di partecipazione umana. Ora è Micaela Berretti a parlare spiegando che “BE AWARE NOW” afferma “È un gruppo multidisciplinare di artisti, studiosi e professionisti attivi in diversi settori. Ci accomuna la convinzione che attraverso l’arte partecipativa si possa davvero coinvolgere, rendere consapevoli e sollecitare le nuove generazioni. Crediamo che per raccogliere le grandi sfide sociali di queste mondo ciascuno debba essere chiamato a partecipare mettendo in atto la propria responsabilità e la propria creatività”. Continua ancora “le giovani donne che riescono ad uscire dalla schiavitù della tratta di esseri umani affrontano un percorso duro e faticoso che dura all’incirca 10 anni. Molte vengono di nuovo intrappolate nelle reti criminali, coloro invece che riescono a salvarsi, grazie anche al supporto di reti di accoglienza e della associazioni e organizzazioni no profit , intraprendono dei percorsi riabilitativi, che riguardano sia aspetti sanitari che psicologici. In oltre percorsi riabilitativi di riappropriazione del corpo attraverso la pittura la musica e la danza. Sicuramente un aspetto cruciale è l’integrazione sociale e lavorativa. In questo senso abbiamo in Italia delle realtà che prevedono anche l’inserimento lavorativo di donne ex vittima di tratta . Ho conosciuto molte donne che hanno subito il dramma della tratta, non so se riescono completamente a riacquistare la gioia di vivere , ma certamente dopo un percorso riabilitativo efficace seppur lungo e doloroso che sfocia auspicabilmente in una integrazione totale queste donne possono considerarsi finalmente libere e salve.

Nuovamente un altro lupo cattivo, non sappiamo bene quanti ce ne siano, ognuno conosce il proprio, in qualche modo vi è diventato amico, padrone, confidente, eppure non tutti ancora riescono ad accarezzarlo, a passeggiarci liberamente insieme. Francamente non so se queste bambine indifese riusciranno mai a liberarsene, sono diventate donne troppo in fretta e i fantasmi del loro passato in qualche modo busseranno più e più volte alla loro porta, eppure se anche solamente una di queste possa riuscire a salvarsi è nostro dovere tentare il tutto per tutto. “Il grande rinnovamento del mondo”, scrive Rike, “consisterà che uomo e fanciulla liberi da tutti, non si cercheranno come opposti ma come fratelli e si uniranno come creature umane per portare in comune semplici, gravi e pazienti, il difficile sesso che è loro imposto”.

Michele Umberto Fuso

L’articolo originale è stato pubblicato qui

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