L’idea nasce nel giugno 2013 dall’incontro tra Janine von Thüngen, scultrice tedesca che vive e lavora in Italia da oltre 15 anni, e Ruchira Gupta, giornalista, attivista di diritti umani, fondatrice del movimento internazionale “Apne Aap – Women Worldwide”, che combatte sul campo la prostituzione e il traffico sessuale di donne e bambine in India e nel mondo.

Dopo quell’incontro, Janine, co-fondatrice e direttrice artistica di BEAWARENOW ha creato delle sculture in cui il forte impatto è determinato proprio dalla partecipazione:

Il progetto comincia con una sola opera d’arte, una bambina senza braccia, riempita di cappelli sintetici. Quando ho creato quella bambina, sono rimasta sorpresa, non sapevo perché non doveva avere braccia, ma era giusto così. Non sapevo perché i cappelli dovevano stare all’interno, ma era giusto così… Volevo che i partecipanti si divertissero, ma anche che non dimenticassero, allora doveva essere arte partecipativa… perché per me è la più significativa forma d’arte oggi, perché sono scultrice, perché il tattile si imprime indelebilmente nella memoria di chi ne fa esperienza, perché genera empatia dove i numeri e i fatti visivi non arrivano, perché voglio stare insieme ai ragazzi e vicino all’ultima ragazza.

Figure stilizzate di bambine appena adolescenti, senza braccia e a dimensione naturale, in rete elettrosaldata, riempite di capelli sintetici. I capelli vengono a poco a poco sottratti dai partecipanti, una ciocca alla volta. La ciocca viene legata con un nastrino dedicato e conservata. Nel gesto si diventa consapevoli, nella conservazione di una ciocca si crea una memoria, il progressivo svuotamento della struttura metallica racconta la partecipazione individuale alla soluzione di un problema collettivo.

L’esperienza che si propone è l’esperienza di un incontro, di un dialogo, di una convergenza di sentimenti, di emozioni che possa muovere all’ascolto del grido silente di vite troppo spesso dimenticate. Lo spettatore si sentirà invitato ad avvicinarsi, a farsi prossimo, come per ascoltare la voce che parla al suo cuore e chiede alla sua coscienza di compiere un balzo in avanti. In un gesto – quello che lo spettatore sarà chiamato a fare – si stabilirà una relazione profonda frutto di un reciproco riconoscimento: la tua/sua sofferenza e la tua/sua capacità di potervi porre rimedio.


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