Il 2 febbraio scorso è stato presentato a Vienna, dall’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), il quinto Rapporto globale sulla tratta di persone.

Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni unite ha adottato il Piano d’azione globale per combattere la tratta  di persone che valuta la lotta alla tratta quale condizione imperativa per promuovere lo sviluppo e rafforzare la sicurezza globale. Questo Piano globale prevede la pubblicazione biennale del Rapporto quale strumento per comprendere l’evoluzione, sia a livello globale che regionale e nazionale, della lotta al traffico di persone.

L’analisi prodotta dal Rapporto ha coinvolto 148 Paesi e fornisce una panoramica dei modelli e dei flussi di tratta di persone, nei tre livelli citati, basata principalmente sui casi riconosciuti di tratta rilevati tra il 2016 e il 2018. 

Il Rapporto è suddiviso in sei capitoli: il primo capitolo riguarda la panoramica globale e l’ultimo riporta i dati regionali e nazionali. I quattro capitoli centrali sono degli approfondimenti:

  • Fattori socio-economici e rischi di recessione da Covid-19 
  • Traffico di minori
  • Tratta di esseri umani per lavoro forzato; l’economia della coercizione;
  • Uso di Internet da parte dei trafficanti; campi di ricerca digitale.

Il 46% delle vittime trafficate sono donne,  il 19% sono ragazze minorenni. Gli uomini rappresentano il 20%  e il 15%  è rappresentato da ragazzi minorenni.

Le donne, come si evince dai dati, sono ancora la categoria più colpita anche se, negli anni, si registra una diminuzione. Infatti  la percentuale di donne vittime del traffico  dal 2004, anno in cui si registrava il dato più alto cioè il 74% della totalità,  al 2018  è in decrescita.

La vulnerabilità delle vittime è dovuta principalmente da:

  • povertà (51%)
  • problemi familiari
  • problemi mentali

Il Covid-19 ha accentuato lo svantaggio e la marginalizzazione, aumentando di fatto la coercizione anche a seguito di una drastica mancanza di lavoro.

Lo sfruttamento sessuale, sottolinea il Rapporto, continua ad essere la forma più comune di sfruttamento, circa 50% delle persone trafficate ne sono vittima. Il 38% rientra nel lavoro forzato, il 6% è costretto in attività criminali, 1,5% nell’accattonaggio, l’1% in matrimoni forzati, nel commercio di bambini, nel commercio di organi.

I settori lavorativi in cui maggiormente si è riscontrato lo sfruttamento a seguito di traffico  sono: il lavoro domestico, la pesca, l’ edilizia, il tessile, l’agricoltura, il minerario.

Gli sfruttatori sono per il 95% uomini e per il  5%  donne. Molti hanno la stessa nazionalità delle vittime.

Il Rapporto individua  4 strutture criminali:

  • persone che lavorano individualmente;
  • associazioni di due o tre trafficanti;
  • criminalità organizzata;
  • criminalità organizzata che controlla il territorio e opera in diversi illeciti.

I picchi di incremento della tratta sono stati nel 2006, 2010, 2014, 2017.

Un capitolo importante e di spicco è sicuramente quello di tecnologia e traffico. Internet, soprattutto il dark web, è usato in tutte le diverse fasi dello sfruttamento e della tratta (dall’adescamento fino allo sfruttamento).

Proprio sulle nuove tecnologie sta investendo la criminalità, quella stessa criminalità che chiude bordelli e preferisce trasformare tutto in servizi via internet. Una modalità, questa, che si è rivelata estremamente produttiva in questo periodo di pandemia.

Obiettivo di questi investimenti sono i giovani e i minori che hanno sempre più grande dimestichezza nell’uso delle nuove tecnologie. Con il COVID circa il 60% dei ragazzi in età scolastica sono dovuti rimanere a casa a causa della chiusura delle scuole per motivi precauzionali. Buona parte di questi ragazzi sono le nuove vittime della criminalità.

L’uso di internet per migliorare il traffico è in continuo sviluppo. Il cyber flow permette ai trafficanti operazioni fatte contemporaneamente in più luoghi ed è solo una la vittima sfruttata. 

La connessione infatti permette di collegare contemporaneamente, in molteplici località, criminali, vittime e consumatori.

È molto difficile, in questo momento, controllare i criminali che usano internet e salvare le vittime.

L’industria del sesso, inoltre, è fatta anche dalle pubblicazioni pornografiche online come e soprattutto la pedopornografia che, negli ultimi anni, sembra essere aumentata del 1500%. Uno studio delle Nazioni Unite ha dimostrato che la pornografia prodotta a Los Angeles riesce ad arrivare in Africa determinando una maggiore violenza sulle donne.

Questo dell’uso della tecnologia è un nuovo aspetto del traffico da combattere con le stesse modalità: dal migliorare la ricerca tecnologica, alla specializzazione in questo campo delle Forze dell’Ordine, col fornire mezzi adeguati a quanti sono impegnati nel contrasto nazionale e internazionale.

Il Rapporto ribadisce che il traffico di persone è ormai presente in tutto il mondo e che i trafficanti e i gruppi criminali, grazie alle immani risorse di cui godono, hanno una velocità di azione che supera molto spesso quella degli Stati. 

In un momento storico, come quello che viviamo, con la situazione della pandemia unita alla pesante crisi economica, alla povertà, all’isolamento sociale, milioni di persone sono a rischio di traffico, proprio perché i trafficanti agiscono tra le popolazioni più povere e vulnerabili in ogni parte del mondo. 

È pertanto urgente combattere la pandemia e combattere il fenomeno della tratta nelle pandemie. Questo deve essere un tema che va inserito nelle agende dei governi nazionali e delle organizzazioni internazionali. Così come è fondamentale rafforzare la prevenzione e, in generale, la lotta al traffico di persone. Per chiedere giustizia per le vittime è importante lavorare in rete e in maniera solidale perché nessuno deve essere lasciato indietro.

E’ fondamentale, infine, far conoscere e sensibilizzare sempre più l’opinione pubblica su questa problematica anche con il coinvolgimento delle vittime sopravvissute perché, conoscendo le modalità con cui si sono ritrovate a essere trafficate e sfruttate, possono testimoniare l’urgenza di fermare un tale traffico.

Il Rapporto è reperibile al link:

https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/tip/2021/GLOTiP_2020_15jan_web.pdf

di Pino Gulia

Pin It on Pinterest